di Daniela Merola

Rita Scarpelli. Napoletana, laureata in economia e commercio, lavora nella pubblica amministrazione e contemporaneamente si dedica alla lettura e alla scrittura, passioni che coltiva sin da ragazzina. Appassionata di psicologia nel 2014 diventa counselor, riuscendo così ad esplorare in profondità l’animo umano. Ha pubblicato nel 2017 per Aletti editore “E’ passato”.

– Rita Scarpelli, sin da bambina sei una appassionata di scrittura e lettura. Come è nata questa passione?

Scrivere è una passione di famiglia. Mio padre era un professore di latino e greco e amava leggere e scrivere e ci ha cresciuti con la buona pratica di mettere su carta le nostre emozioni, oltre che di leggere di tutto. Ma la consapevolezza di avere una certa attitudine è arrivata al liceo grazie alla professoressa Raffaella Del Vecchio che ha lavorato sulle mie capacità embrionali consentendomi di appropriarmene e di sviluppare un vero e proprio amore per la scrittura.

–  Quali sono gli scrittori attuali italiani che ti appassionano di più?

Sono una lettrice compulsiva…leggo di tutto. Amo Margaret Mazzantini, Susanna Tamaro, Francesco Carofiglio, Paolo Giordano, Carmen Pellegrino ma la mia scrittrice preferita da sempre…e per sempre è Oriana Fallaci. E’ energia e poesia allo stato puro…per me. Leggerla è vera poesia…soprattutto i primi romanzi.

Mi incuriosisce molto l’altra tua grande passione che è la psicologia. Per chi non lo sapesse, il counselor nello specifico di cosa si occupa?

Il counselor è una figura professionale nata da poco. La nostra società è decisamente nevrotica, soprattutto per il tipo di vita che tutti più o meno siamo costretti a fare: il male di vivere che tantissime persone avvertono non equivale però generalmente ad una patologia…e quindi è nata una figura che supporta e accompagna il percorso verso il ritorno all’equilibrio…appunto il counselor. Il counselor non cura…aiuta a energizzare le risorse che ciascuno ha dentro per superare le difficoltà. Il suo approccio deve essere empatico…ma mai direttivo.

– Hai pubblicato per Aletti editore “E’ passato”, il tuo primo romanzo che all’inizio, nei tuoi intenti, doveva essere un racconto breve ma che poi si è trasformato in un vero romanzo. La scrittura ha preso il sopravvento su di te e l’ispirazione ha dilagato. Come è nato “E’ passato”?

Diversi anni fa mi sono iscritta a Facebook e sono entrata in contatto nuovamente con alcune amiche e amici che avevo frequentato durante la giovinezza. E’ stato come viaggiare nel tempo…indietro e avantie poi di nuovo avanti e indietro. Insomma un’esperienza surreale che mi ha fatto porre un sacco di domande sul senso e sulle potenzialità di questa originale modalità di essere amici e di riprendere delle relazioni dopo tanti anni. Da lì…il racconto ma i personaggi volevano vivere vicende più intense e così hanno guidato la mia scrittura verso una storia…impegnativa.

“E’ passato” parla del mondo dei social, parla di Facebook e di come questo strumento di socializzazione, come era nelle intenzioni iniziali, sia poi cresciuto fino a diventare un mostro ingestibile che ha cambiato radicalmente le vite di tutti e il modo di rapportarsi col mondo e con gli altri. La protagonista Roberta per gioco si iscrive al social fino a restarne avviluppata totalmente e si ritrova poi a non saper più gestire i rapporti umani veri. Un argomento importante e che riguarda praticamente tutti noi. Ti chiedo, la vita social ha sostituito quella reale? Secondo te, una amicizia virtuale riesce poi a superare la prova della vita reale?

Roberta si avvicina a Facebook essenzialmente perché è sola e, come per tanti altri , questo social le apre un varco per vivere relazioni umane. E riallacciare vecchi rapporti le sembra quasi una scorciatoia per ricominciare a socializzare. Il giro di boa arriva quando dal virtuale si passa all’incontro fisico, al rapporto vero: la situazione idilliaca lascia il posto alla complessità delle dinamiche del mondo reale e la sua vita infatti viene letteralmente sconvolta. E così quella dei personaggi che ruotano attorno a lei. Nonostante tutto questo alla fine ne è valsa la pena…per tutte le donne della storia…e per tutti gli uomini…di aver intrapreso questo percorso partito da quel mondo impalpabile che è la rete. Quindi dico sì…per me qualche volta un’amicizia virtuale riesce a superare la prova della vita reale…soprattutto se c’è stato un tempo nel quale è stato un rapporto vero…

– Come vedi tu il mondo dei social, avendo anche figli molto giovani, pensi che essi trasformino le persone facendole diventare cattive, indifferenti ed anestetizzati al dolore altrui?

Personalmente trovo che ognuno di noi si comporta nel social più o meno come è abituato a comportarsi nella vita reale: se nella vita reale siamo soliti di mentire a noi stessi, mentiremo a noi stessi e agli altri anche su Facebook, inventandoci un’immagine che non è la nostra e se siamo disinteressati ai problemi reali degli altri lo saremo anche sulle bacheche social. Per i giovani penso valga la stessa valutazione … L’uomo è ciò che mangia…sosteneva Feuerbach…nel senso più ampio della sua accezione…noi siamo le emozioni, le esperienze, i contenuti che ci nutrono e che ci hanno fatto crescere!

“E’ passato” mette in evidenza tutta una serie di problematiche che scaturiscono dall’avere difficoltà poi a confrontarsi con la vita reale se si è troppo assorbiti nel virtuale. Penso al fenomeno degli haters di professione e con tutto ciò che ne consegue. Cosa può insegnare o su cosa può far riflettere il tuo romanzo?

Più che insegnare la mia storia mette a fuoco che la tecnologia ci da oggi la grande opportunità di accorciare le distanze nei rapporti attraverso il mondo virtuale ma la vera partita si gioca quando le conflittualità del mondo reale hanno il sopravvento. E soprattutto quando sentiamo emozioni vere che nascono da rapporti fisici, corporei.

– La prossima presentazione di “E’ passato” sarà a Napoli il 21 gennaio alle ore 18:00, e sono tutti invitati a proposito, nella bellissima cornice della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina dove c’è la sala Sannazaro che è sede dell’associazione culturale “GoNaples” che ospita la presentazione. Unisci così arte e letteratura che a Napoli non mancano di certo. Come vedi questo fermento culturale che c’è in città contrapposto a queste intollerabili esplosioni di violenza da parte di queste bande di delinquenti giovanissimi?

Ho vissuto alcuni anni a Bergamo e quando sono tornata a Napoli ho avuto momenti di smarrimento…e ancora oggi questa città mi fa soffrire più spesso di quanto mi renda felice.Le bande e la violenza in generale sonoperò fenomeni un pò di tutte le grandi città… e Napoli è per fortuna o purtroppo una grande città.
Una cosa però è certa: a Napoli si respira aria di bellezza e di cultura…e non solo per i paesaggi e per i monumenti… Credo esista un DNA creativo e artistico, intrinseco nel popolo napoletano, che ogni tanto viene soffocato…ma risorge sempre. Questo è un momento di fioritura…indubbiamente. E noi siamo inebriati dal suo profumo…profumo di “grande bellezza”!