Referendum Venezia-Mestre, il punto di vista del Movimento Autonomia

di Elisabetta Corsi

La città di Venezia andrà a votare per la quinta volta il 30 settembre per decidere o meno la sua autonomia da Mestre. Se il referendum passerà le due città diverranno due comuni a sé stanti come in passato, ma in caso contrario rimarranno tali e quali e sarà probabilmente l’ultima possibilità.

Assolutamente in disaccordo con questa decisione è il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro che ha presentato quattro ricorsi al Tar per evitare l’ennesimo referendum e quindi alla fine sarà il tribunale a decidere se si farà o meno. Inoltre, secondo il primo cittadino, essendo Venezia provincia, diventati Città metropolitana non è possibile per legge indire un referendum di questo tipo che – tra le altre cose – vede dannoso per il futuro della città e delle nuove generazioni che vi vivranno.

Di altro avviso è il Movimento Autonomia di Mestre che preme per arrivare al referendum al più presto possibile. Abbiamo a tal proposito parlato con Claudio Checchin, Vice Presidente del Movimento, per sentire le loro ragioni in merito:

Quando è nata la battaglia per il referendum?

Non è una battaglia contro l’amministrazione bensì il desiderio di vedere due realtà così diverse, governate come dovrebbe essere. Le firme sono state raccolte cinque anni fa, 9.000 in quattro mesi, prima dell’entrata in vigore della legge Delrio sulle Città Metropolitane e ora vi sono ricorsi al Tar che sostengono che questa legge sia superiore alla legge regionale e quindi in pratica alla Costituzione. 

Questo referendum, se vince il no, sarà riproposto?

In realtà, sarebbe la nostra ultima spiaggia quindi difficile riproporlo ma mai dire mai. Nell’ultimo referendum vinse il no ma non era stato neanche raggiunto il quorum previsto. In questo caso contiamo di raggiungere il quorum e di vincere.

Quali vantaggi porta una autonomia delle due città, Venezia e Mestre?

Due città opposte, con problemi diversi: una ha le barche e l’altra le macchine. Venezia con il problema dell’acqua alta e spopolamento mentre Mestre che si trova ad affrontare il problema del degrado, tipico delle periferie. Un altro vantaggio è la riduzione delle poltrone e i costi annessi, che attualmente costano undici milioni annui (comprese tutte le municipalità). Si passerà da 120 persone a circa 80 persone e un costo quasi di 54.000 euro di riduzione annui.

Come si riducono le poltrone, se bisogna aggiungerle a Mestre?

Noi a Mestre abbiamo i consiglieri municipali, cioè cinque municipalità e ognuna ha un presidente di municipalità e vari consiglieri in base al numero degli abitanti. Scindendo il comune unico: Venezia avrà 80.000 abitanti e Mestre 180.000, quindi per legge le municipalità non esisteranno più e uguale i consiglieri non hanno più senso di esistere. Quindi da 128 circa consiglieri si ridurranno a 60. Poi ognuno pagherà il proprio  sindaco e un consiglio comunale.

Può essere un vantaggio o uno svantaggio per Venezia?

Per una città unica come Venezia, premettendo che non è una guerra campanilistica in quanto c’è collaborazione con il movimento di Venezia, l’unica cosa che può salvarla dallo spopolamento e dal degrado è uno Statuto speciale. Si può ottenere solamente dividendo appunto la Venezia insulare dalla terraferma e questo per mantenere la specificità di questa città, che la rende unica al mondo. Un modo anche per far ritornare tutti i vecchi abitanti e che non ci siano più solo turisti e speculatori, una città che in questo momento praticamente è stata tutta messa in vendita.

Il vice presidente del Movimento accende i riflettori anche su quella che definisce una battaglia per un buon governo delle due città: “che hanno esigenze opposte essendo diverse anche a livello territoriale”. L’aspetto negativo del comune di Venezia è che è uno dei più grandi d’Italia ma proprio per questa disomogeneità, anche solo spostarsi da una parte all’altra, ci vuole molto tempo. Nel concludere l’intervista, Claudio Checchin, ha espresso il suo disappunto per quanto riguarda i media locali perché, ha detto, non ascoltano la loro voce.

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