di Daniela Merola

Milanese di nascita,Giovanni Canestrelli vive a Napoli da sempre. Ha lavorato nella pubblica amministrazione e poi si è dedicato alla scrittura. Ha pubblicato il primo romanzo “Una casa in costiera”, Tullio Pironti editore, nel 2016. Ha ora pubblicato per Apeiron edizioni “Suave y bajito”. 

Giovanni Canestrelli, milanese di nascita, napoletano d’adozione e per passione. Cosa ti ha portato a Napoli tanto tempo fa?

La mia famiglia, in quel periodo, si era trasferita a Milano per ragioni legate all’attività lavorativa di mio padre. I miei genitori erano entrambi napoletani e, appena è stato possibile, sono ritornati alla base.

– Hai lavorato nella pubblica amministrazione e poi ti sei dedicato alla scrittura. Come è nata questa passione?

Nella mia vita ho divorato migliaia di libri. Io credo che tutte le parole, le frasi, le emozioni incamerate nel corso degli anni si siano rimescolate e abbiano spinto dall’interno per tornare a respirare liberamente. Più banalmente, ho sempre amato scrivere e, adesso che ho molto più tempo, mi sono concesso il piacere di assecondare questa mia passione.

– E’ uscito ora “Suave y bajito” Come è stato scelto il titolo del romanzo?

Recentemente ho avuto l’occasione di fare una viaggio a Cuba, accompagnato da una guida locale che mi ha raccontato dei consigli che gli dava suo padre per contrastare la sua intolleranza al regime castrista. Il suo suggerimento era di essere “Suave y bajito” E’ il consiglio che riceve costantemente il protagonista da un suo amico sudamericano. “Vacci piano, non ti esporre”, con un po’ di fantasia potremmo tradurlo in napoletano con “cuoncio cuoncio”.

– Da dove hai preso ispirazione per questa storia che parla di un omicidio di un avvocato e di un prete, Don Antonio De Vita, che decide di svestirsi dei panni sacerdotali perché vuole arrivare alla verità e buttarsi nelle indagini. Cosa spinge questo prete ad indagare?

Io ho letto e leggo di tutto, ma il genere che preferisco è sempre quello “giallo”. Trovo avvincente seguire lo svolgersi di una trama che punta alla soluzione di un mistero e mi piace molto immedesimarmi nelle sensazioni dei vari personaggi che animano la vicenda. In particolare Antonio De Vita, il protagonista del romanzo, è spinto da una duplice motivazione: una innata sete di giustizia infatti, si coniuga con il desiderio di rimettersi in gioco,  ribellandosi sia alla monotonia di una vita senza emozioni sia all’ipocrisia di una Curia miope e retrograda.

– Tu credi nella forza di chi si impegna per far prevalere la giustizia e la verità, aldilà delle forze dell’ordine e delle Istituzioni?

Assolutamente si. Non credo ci sia bisogno di gesti eroici o di comportamenti sopra le righe: se tutti noi ci impegniamo a vivere le nostre giornate rispettando tutte le regole della convivenza civile, penso che sia possibile dare un contributo rilevante alla sconfitta del malaffare e della delinquenza.

– Napoli ancora una volta è il palcoscenico naturale di una storia intensa di passioni e di misteri. Tu come vedi la città, molto partecipativa o molto indifferente anche in riferimento all’ultimo episodio di violenza giovanile.

Io temo che tutti noi ci stiamo abituando al verificarsi di fatti che, per la loro gravità, non dovrebbero mai essere dimenticati. Purtroppo le vicende si susseguono con una frequenza sempre maggiore: non si fa a tempo a metabolizzare un avvenimento che già ne è successo un altro, più grave e più inspiegabile. Non credo si tratti di indifferenza ma di una specie di abitudine al male alla quale dobbiamo ribellarci con tutte le forze.

– Qual è il messaggio di “Suave y bajito”?

Non credo di essere all’altezza di trasmettere messaggi. Il personaggio che si muove nella vicenda è solo un uomo, sacerdote per necessità più che per vocazione,  che nella prima parte della sua vita ha sentito la necessità di contrastare, con ogni mezzo, la violenza che devastava una zona dell’Africa. Si è poi ritirato a galleggiare nella quotidianità finché la richiesta di aiuto di una famiglia devastata da un omicidio inspiegabile risveglia in lui tutta la vecchia passione e l’innata capacità di contrastare il male.